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>>>gli
artisti
Il
nostro lavoro proviene da un computer, non da una nazione.
Può sembrare romantico, ma esiste una cittadinanza del cyberspazio.
(Jodi.org, 1997)
Netizens
è un neologismo. Nasce dall’unione delle parole inglesi net
e citizens e viene usato comunemente per definire i navigatori del Web.
L’espressione, destinata a grande fortuna, è stata coniata
nel 1998 da Michael e Ronda Hauben, autori di un importante libro sull’impatto
psico-sociale delle reti telematiche.
Non basta però collegarsi qualche volta ad Internet per essere
un netizen. Per entrare a far parte di questa nuova, diffusa società
è necessario frequentarla, comprenderla e cercare di migliorarla,
proprio come succede per le comunità del mondo “reale”.
Essere on-line diventa ancora più importante, spesso indispensabile,
per incontrare la Net Art, forma d’arte nata e cresciuta sul Web.
La genesi del movimento net artistico va collocata nei primi Anni Novanta,
quando le sperimentazioni telematiche prendevano vita su piccole reti
amatoriali. Con la nascita del World Wide Web il fenomeno è cresciuto
in maniera esponenziale, coinvolgendo un gran numero di artisti. Comune
a molti web-projects è l’approccio collaborativo, unito alla
volontà di uso alternativo del medium. Le tecnologie di rete vengono
decostruite e deviate, alla ricerca di una possibile dimensione estetica.
Attraverso l’uso di mailing list e newsgroup si è formato
un vitalissimo micro-sistema completamente svincolato dagli ambienti dell’arte
“tradizionale”: un ambiente con un suo pubblico, una sua attività
critica, i suoi luoghi di scambio e discussione.
Nel 1997
l’arte internettiana fa il suo ingresso nel mondo dell’arte
contemporanea dal portone principale: quello di Documenta X. Da allora
molte istituzioni, in particolare i musei statunitensi, hanno sostenuto
ed esposto la Net Art, rendendo possibile la sua “uscita”
dalla Rete. L’esperienza di Kassel, in cui i web-projects erano
mostrati in un asettico ambiente in “stile ufficio”, aveva
però subito messo in evidenza la problematica più scottante:
come mostrare l’arte telematica in uno spazio fisico? Come tradurre
all’interno del contesto pubblico di un’esposizione il rapporto
1:1 che l’utente ha con l’opera Web nel privato della sua
abitazione?
Il contatto con i non-netizens, insieme alla necessità di far conoscere
la propria arte anche al di fuori del Web, ha spinto gli artisti ad allargare
gli orizzonti, contaminando le proprie ricerche con soluzioni installative
e performative. L’interazione con lo spazio fisico sembra aver tirato
fuori la Net Art dal suo “ghetto” prima del previsto, limitandone
le inevitabili tendenze auto-referenziali e formaliste.
Queste riflessioni mi hanno convinto a fare di Netizens una mostra composita.
Non solo una mostra di Net Art, ma una mostra sulla Net Art. Le opere
che ho scelto sono molto diverse tra loro, per temi e tecniche utilizzate:
animazioni interattive, software generativi, videogame modificati e…
quadri ad olio. Non tutte sono collegate alla rete, ma tutte nascono dalla
sua culla, parlano delle sue connessioni, delle sue immagini, del suo
linguaggio.
Il fenomeno delle game patch è nato sul Web come divertimento popolare.
Tecnicamente, le patch sono delle aggiunte al codice che modificano in
modo più o meno evidente la superficie dei giochi, sostituendo
i personaggi o cambiando le ambientazioni. Jodi.org,
considerati universalmente i pionieri dell’arte in rete, sono stati
i primi a fare di questa pratica un fecondo terreno di ricerca: Untitled-game
è una collezione di 12 versioni modificate del popolare videogioco
Quake.
Anche l’americano Cory Arcangel lavora con i videogames, ma predilige
tecnologie obsolete, come la consolle Nintendo degli anni Ottanta di I
shot Andy Warhol. Gli italiani Limiteazero usano in Active Metaphore il
flusso di dati che scorre su una rete come materia prima grezza per le
loro riflessioni sul tema dell’interfaccia. Elout De Kok visualizza
la metafora della città telematica attraverso un’animazione
interattiva: grazie al contributo dello spettatore l’immagine sullo
schermo sarà sempre diversa. Carlo Zanni affianca alla sua sperimentazione
sul Web l’attività pittorica. Le sue tele riproducono immagini
del nuovo paesaggio contemporaneo -lo schermo del computer- mentre le
icon portraits sono ritratti umani sotto forma di icona del pc. Dice di
sé: “dipingo paesaggi, programmo ritratti”.
Valentina Tanni
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